Igiene del vestiario sanitario: buone pratiche di sterilizzazione

Garantire una gestione efficace della sicurezza ospedaliera è fondamentale, e inizia anche dall’attenzione all’igiene del vestiario sanitario, essenziale per prevenire infezioni nosocomiali e proteggere operatori e pazienti.

L’importanza dell’abbigliamento professionale

All’interno di una struttura sanitaria, il vestiario degli operatori non è un semplice elemento identificativo, ma rappresenta un vero presidio di sicurezza, indispensabile per minimizzare ogni rischio biologico.

Casacche, camici, pantaloni, cuffie e calzature possono trasportare microrganismi patogeni se non sterilizzati e gestiti correttamente, ed è per questa ragione che, quasi sempre, il lavaggio domestico non è sufficiente.

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Salute sottolineano l’importanza di protocolli rigorosi per la gestione (dal lavaggio alla sterilizzazione) dei dispositivi tessili in ambito clinico, sia ospedaliero sia ambulatoriale.

Una corretta igiene del vestiario sanitario contribuisce a:

  • Ridurre il rischio di infezioni correlate all’assistenza (ICA).
  • Proteggere operatori e pazienti.
  • Garantire conformità normativa.
  • Prevenire la contaminazione crociata: lavando a casa l’abbigliamento sanitario si rischia di trasferire gli agenti patogeni ospedalieri in ambiente domestico.
  • Ottenere un’efficacia garantita: le lavatrici casalinghe raramente raggiungono e mantengono le temperature e le concentrazioni chimiche necessarie per una vera sanificazione.

Mentre la pulizia rimuove lo sporco visibile, la sanificazione riduce la carica microbica a livelli sicuri. La sterilizzazione del tessile (necessaria per i camici da sala operatoria) è invece il processo che elimina ogni forma di vita microbica, comprese le spore.

Classificazione e protocolli del vestiario

Ogni tipologia di capo richiede un livello di trattamento differente. La classificazione si basa sul rischio di esposizione del singolo indumento:

  • Vestiario a basso rischio: include tutte le divise standard (camici, casacche, pantaloni) utilizzate in reparti non critici. Questi capi richiedono lavaggi ad alte temperature (minimo 60°C) con detergenti specifici e cicli di asciugatura completi.
    In particolare i camici rientrano tra i capi più esposti a contaminazione da fluidi biologici, aerosol e contatto diretto con i pazienti. Per questo motivo devono essere cambiati quotidianamente (o più volte al giorno se contaminati), lavati separatamente dagli indumenti civili e trasportati in contenitori chiusi.
    Per quanto riguarda invece le calzature sanitarie, spesso sottovalutate ma che possono accumulare microrganismi sul fondo e sulla superficie, è buona pratica utilizzare modelli lavabili e disinfettabili.

 

  • Vestiario a medio rischio: comprende tutti gli indumenti utilizzati in pronto soccorso, in medicina d'urgenza e nei reparti infettivi. Necessitano di processi termochimici più intensi, con temperature fino a 90°C e l'utilizzo di disinfettanti ad ampio spettro.

 

  • Vestiario ad alto rischio: si parla di camici operatori, teleria chirurgica e dispositivi utilizzati in sale operatorie o in presenza di pazienti immunocompromessi. Questi richiedono sterilizzazione vera e propria mediante autoclave o altri sistemi certificati.
    In ambienti sterili il livello di attenzione dev’essere sempre mantenuto al massimo. Le divise chirurgiche devono essere fornite e gestite dalla struttura sanitaria e non devono mai essere indossate all’esterno dell’area operatoria.

Il processo di sterilizzazione

Per garantire standard di igiene rigorosi, il ciclo di trattamento deve seguire fasi ben definite.
La raccolta avviene con sacchi idrosolubili o impermeabili, per evitare la dispersione di aerosol e batteri nell’aria.

Prima della sterilizzazione, è fondamentale seguire precisi step preparatori: la decontaminazione iniziale, il lavaggio accurato per rimuovere materiale organico e sangue, e il confezionamento ermetico che preservi la sterilità fino all'utilizzo. Ogni confezione deve riportare indicatori chimici che attestino l'avvenuta sterilizzazione e la data di scadenza della sterilità.

La sterilizzazione del vestiario sanitario critico avviene principalmente attraverso il vapore saturo in autoclave. Il processo standard prevede l'esposizione a temperature di 121°C per 15-20 minuti o 134°C per 3-5 minuti, a una pressione di 2 bar. Questo metodo garantisce l'eliminazione di tutti i microrganismi, comprese le spore batteriche più resistenti.

Verso il futuro: tessuti antimicrobici

La ricerca tessile sta aprendo nuove prospettive in termini di innovazione tecnologica. Stanno emergendo tessuti antimicrobici con fibre trattate con ioni d’argento e nanotecnologie in grado di inibire la crescita batterica tra un lavaggio e l’altro.
Pur non sostituendo la sterilizzazione, questi materiali offrono un’ulteriore barriera di protezione per pazienti e operatori.

Anche la tecnologia delle sterilizzatrici sta evolvendo: nuovi sistemi a bassa temperatura permettono di trattare materiali termosensibili, mentre soluzioni più ecosostenibili riducono l’impatto ambientale dei processi di lavaggio industriale, con benefici sia per la sicurezza che per l’ambiente.

L'obiettivo per i prossimi anni è sicuramente coniugare massima efficacia sanitaria con sostenibilità economica e ambientale a lungo termine, con scelte e prodotti più consapevoli e più sicuri per operatori e pazienti.