Il giuramento di Ippocrate: la promessa che ha fondato l'etica medica

Dalle prime regole alla deontologia medica contemporanea: storia ed evoluzione del testo che da oltre duemila anni accompagna l'ingresso nella professione

Prima di Ippocrate: le prime regole per i medici

L'esigenza di regolare l'attività di chi cura è molto più antica del giuramento. Curare significa intervenire sul corpo di un'altra persona, con il rischio concreto di peggiorarne le condizioni: fin dalle prime civiltà si è sentito il bisogno di proteggere i malati, di stabilire il giusto compenso e di definire chi dovesse rispondere di un errore. Il documento più noto è il Codice di Hammurabi, composto intorno al 1753 a.C. in Mesopotamia e oggi conservato al Museo del Louvre. La legge 215 fissava in dieci sicli d'argento il compenso per un intervento riuscito su un uomo libero, mentre la legge 218 stabiliva che, se il paziente moriva o perdeva un occhio a causa della lancetta di bronzo, al chirurgo venisse tagliata la mano.

Si trattava però di norme penali e tariffarie, imposte dall'autorità. Nella Grecia classica, invece, la medicina non era regolata da alcuna legge: non esistevano titoli né abilitazioni e chiunque poteva presentarsi come medico. Lo stesso Corpus Hippocraticum, nello scritto "La legge", lamenta che per la medicina non sia prevista alcuna sanzione se non il disonore. È in questo vuoto che nasce un'idea nuova: un impegno morale assunto dal medico in prima persona, capace di conquistare la fiducia dei pazienti e di distinguere chi esercitava con serietà dai ciarlatani.

Cos'è il giuramento di Ippocrate e cosa contiene

Il giuramento fa parte del Corpus Hippocraticum, la raccolta di scritti legata alla scuola di Ippocrate di Kos, considerato il padre della medicina occidentale.

Il testo si apre con l'invocazione ad Apollo, Asclepio, Igea e Panacea, e prosegue con impegni precisi:

  • Rispetto verso il maestro: considerare chi aveva insegnato l'arte alla stregua di un genitore e trasmettere a propria volta il sapere.
  • Beneficio del malato: orientare le prescrizioni esclusivamente a vantaggio del paziente, evitando ogni danno.
  • Rifiuto dei farmaci letali: non somministrare sostanze mortali, nemmeno se richieste.
  • Limiti di competenza: il medico deve riconoscere i limiti delle proprie competenze e lasciare determinati interventi a chi è specializzato nel praticarli
  • Segreto professionale: custodire tutto ciò che si vedeva o udiva nell'esercizio della professione.

Dal giuramento antico alla Dichiarazione di Ginevra

La longevità del giuramento si deve a più fattori. Il primo è il prestigio: nel II secolo d.C. Galeno indicò Ippocrate come modello del medico ideale e il giuramento ne ereditò l'autorità, tanto che già nel IV secolo compariva sulle lapidi dei medici. Il secondo è la capacità di adattamento: fu cristianizzato nel mondo bizantino, trasmesso nella tradizione araba ed ebraica e infine accolto nella formazione universitaria europea, perché principi come non nuocere e custodire il segreto non dipendono da un'epoca precisa. Il terzo è la sua funzione di rito di passaggio, che segna il momento in cui lo studente entra nella comunità dei medici.

Tra Settecento e Ottocento la medicina si organizzò: nacquero gli ospedali moderni, le associazioni professionali e le prime leggi sull'esercizio della professione. A una professione così strutturata non bastava più una promessa generica, servivano regole dettagliate. Nel 1803 Thomas Percival pubblicò a Manchester il primo codice di etica medica moderno, nato per risolvere un conflitto interno alla Manchester Royal Infirmary tra medici, chirurghi e speziali e ripreso nel 1847 dall'American Medical Association. Il codice non si giura ma si osserva: disciplina la condotta in ospedale e nella pratica privata, i rapporti con gli speziali e i doveri in ambito giudiziario. Affidate le regole ai codici, il giuramento sembrò superfluo e nel corso dell'Ottocento cadde in disuso o si ridusse a una formalità.

Il limite di questo modello emerse dopo la Seconda guerra mondiale. Il processo di Norimberga rivelò che medici formati, inseriti in un sistema con le sue regole, avevano condotto esperimenti disumani nei campi di concentramento: le norme stabilite dalle istituzioni potevano essere piegate quando era lo Stato stesso a chiedere l'abuso. Serviva di nuovo un impegno personale, assunto in coscienza dal medico. Nel 1948 l'Associazione Medica Mondiale adottò così la Dichiarazione di Ginevra, che recupera la forma del giuramento ippocratico con contenuti moderni: scompaiono gli dèi e il legame quasi familiare con il maestro, restano il bene del paziente e il segreto professionale, si aggiungono il divieto di ogni discriminazione e il rifiuto di usare la medicina contro i diritti umani, "anche sotto minaccia". L'ultima revisione, del 2017, ha introdotto anche il rispetto dell'autonomia del paziente e del benessere del medico stesso.

Il giuramento professionale in Italia

In Italia il giuramento professionale è parte integrante del Codice di deontologia medica della FNOMCeO, nella versione del 2014 e nei successivi aggiornamenti. Non è una traduzione della Dichiarazione di Ginevra ma un testo autonomo, che conserva lo spirito ippocratico e lo traduce nel linguaggio della medicina contemporanea. Tra i suoi impegni principali figurano:

  • Autonomia di giudizio: esercitare la professione in libertà e indipendenza, contrastando ogni condizionamento indebito.
  • Tutela della vita e della salute: difendere la vita e alleviare il dolore nel rispetto della dignità della persona.
  • Appropriatezza delle cure: evitare trattamenti inappropriati o sproporzionati, senza mai abbandonare il malato.
  • Relazione di cura e consenso: fondare il rapporto con il paziente sulla fiducia e su un'informazione chiara e completa.
  • Segreto professionale: tutelare la riservatezza su quanto appreso nell'esercizio della professione, erede diretto della promessa ippocratica.